Chi arriva in Gallura pensa subito al mare, ed è giusto così. Ma basta spostarsi di qualche chilometro verso l'interno per scoprire un'altra faccia di questa terra: quella delle tombe dei giganti, dei nuraghi e dei villaggi di pietra costruiti migliaia di anni fa con lo stesso granito che modella le cale. Tra Arzachena e Olbia si concentra un piccolo patrimonio archeologico che si visita in mezza giornata o in una giornata intera, ideale quando il maestrale agita il mare o semplicemente quando avete voglia di qualcosa di diverso.
Coddu Vecchiu, la tomba dei giganti più fotografata
Nella valle di Capichera, nel territorio di Arzachena, la tomba dei giganti di Coddu Vecchiu (in gallurese Coddu Ecchju) è il simbolo di questo itinerario. La sua stele centinata, alta circa quattro metri e formata da due lastre sovrapposte con una cornice in rilievo, è considerata tra le più alte dell'isola. Ai lati si apre l'esedra, il semicerchio di lastre conficcate nel terreno che delimitava lo spazio dei riti, mentre dietro corre la lunga camera funeraria a corridoio.
Il monumento non è nato tutto insieme: la prima fase, una tomba a galleria, risale all'antica età del Bronzo, mentre l'esedra e la grande stele furono aggiunte nel Bronzo medio, in piena età nuragica. Le tombe dei giganti erano sepolture collettive: la comunità vi deponeva i propri defunti e, davanti alla stele, celebrava riti che oggi possiamo solo immaginare.
La Prisgiona: il villaggio accanto al nuraghe
A breve distanza da Coddu Vecchiu sorge il nuraghe La Prisgiona, che conviene visitare nella stessa uscita. È un nuraghe complesso, con una torre centrale e due torri laterali unite da un bastione; la camera principale conserva una copertura a falsa cupola di notevole altezza. Nel cortile si trova un pozzo profondo diversi metri.
La vera sorpresa, però, è il villaggio: decine e decine di capanne raccolte in piccoli isolati e attraversate da stradine lastricate, che restituiscono l'idea di una comunità organizzata, attiva tra il XIV e il IX secolo a.C. Gli scavi hanno documentato anche attività artigianali di una certa importanza, segno che questo angolo di Gallura non era affatto isolato.
Li Muri e Li Lolghi: la preistoria prima dei nuraghi
Per fare un salto ancora più indietro nel tempo, a pochi chilometri si trova la necropoli di Li Muri, legata alla cosiddetta cultura di Arzachena e databile al Neolitico, nel IV millennio a.C. Qui non ci sono torri né stele monumentali, ma piccole ciste di pietra circondate da cerchi di lastre infisse nel terreno: sepolture individuali, una particolarità rispetto ad altre zone della Sardegna.
Poco lontano, la tomba dei giganti di Li Lolghi è la "sorella" di Coddu Vecchiu: anche qui una stele alta quasi quattro metri, con il piccolo ingresso alla base, e un'esedra di lastre. In origine era una tomba a cista coperta da un tumulo, poi trasformata in età nuragica ampliando la camera e aggiungendo l'esedra.
Il nuraghe Albucciu, alle porte di Arzachena
Il più comodo da raggiungere è il nuraghe Albucciu, lungo la statale che collega Olbia ad Arzachena, a poca distanza dal centro abitato. È un nuraghe "ibrido": la pianta irregolare e il corridoio lo avvicinano ai nuraghi a corridoio tipici della Gallura, mentre alcuni ambienti richiamano quelli a tholos. Si sale fino alla terrazza, da cui lo sguardo spazia tra la macchia e le rocce di granito. I materiali rinvenuti indicano una frequentazione lunga, dalla fine del Bronzo medio fino all'inizio dell'età del Ferro.
Più vicino a voi: i siti nuragici di Olbia
Se preferite restare più vicini, anche Olbia ha i suoi tesori. Sul promontorio di Cabu Abbas, a nord della città e a circa 250 metri di quota, il nuraghe Riu Mulinu è circondato da un poderoso muro in grandi blocchi, e dalla cima il panorama abbraccia il golfo. Alle porte della città si trova invece il pozzo sacro di Sa Testa, uno dei luoghi più suggestivi dell'archeologia gallurese: una scala scende fino alla camera coperta a tholos, dove sgorgava l'acqua oggetto di culto. Entrambi i siti sono legati proprio al culto delle acque, centrale nella religiosità nuragica.
Un itinerario così regala una prospettiva nuova anche al mare: quando tornerete in spiaggia, guarderete quelle stesse rocce di granito sapendo che, migliaia di anni fa, qualcuno le aveva già scelte per costruire le proprie case e onorare i propri morti.
Dopo i nuraghi, una base comoda a San Teodoro
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